Il carcinoma del rinofaringe, o nasofaringe, è una neoplasia rara nei Paesi occidentali, con circa 400 nuovi casi all’anno in Italia, ma molto più frequente in Estremo Oriente. Questa differenza epidemiologica sembra legata a varianti dei geni di istocompatibilità che interagiscono con il principale fattore di rischio della malattia, ossia il virus di Epstein-Barr. Si tratta di una patologia che colpisce spesso soggetti giovani, con alte probabilità di guarigione in setting curativo, ma con opzioni terapeutiche limitate nelle forme recidivate o metastatiche. In questo contesto, la prima linea si basa sulla combinazione di cisplatino e gemcitabina, mentre non esiste un vero standard nelle linee successive.
Sintesi
Da aprile 2026 è attivo in Italia un programma di Expanded Access che consente l’impiego del farmaco anti-PD-1 tislelizumab in combinazione con cisplatino e gemcitabina in prima linea nel carcinoma del rinofaringe recidivato o metastatico.
L’attivazione del programma si basa sui risultati dello studio di fase III RATIONALE-309, un trial randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo, condotto in una popolazione asiatica. Lo studio ha arruolato 263 pazienti, randomizzandoli a ricevere cisplatino-gemcitabina con o senza tislelizumab per 4–6 cicli, seguiti da mantenimento con tislelizumab o placebo. Nel braccio di controllo era consentito il crossover in caso di progressione di malattia.
Lo studio ha evidenziato un vantaggio statisticamente significativo per l’endpoint primario di progression-free survival, pari a 9,6 mesi nel braccio sperimentale rispetto a 7,4 mesi nel braccio di controllo, con un hazard ratio di 0,53. È stata inoltre osservata una differenza significativa in sopravvivenza globale corretta per crossover, pari a 45,3 mesi contro 31,8 mesi, con un hazard ratio di 0,62. In termini di sicurezza, l’aggiunta di tislelizumab si è associata a una maggior incidenza di eventi avversi immuno-relati, tuttavia per lo più di basso grado e coerenti con il profilo noto dei farmaci anti–PD-1.
Qual è la rilevanza pratica di questa novità?
Dal punto di vista pratico, l’Expanded Access di tislelizumab introduce anche in Italia l’immunoterapia in prima linea nel carcinoma del rinofaringe recidivato/metastatico. Si tratta di un approccio che, in quattro studi randomizzati di fase III, ha dimostrato un vantaggio rispetto alla sola chemioterapia in termini sia di progression-free survival sia di sopravvivenza globale.
Questa disponibilità rappresenta quindi un cambiamento rilevante nella pratica clinica, consentendo un accesso precoce a un trattamento che ridefinisce lo standard terapeutico in attesa della rimborsabilità nazionale.